Il tumore del cavo orale. Cos’è e come prevenirlo.

DEFINIZIONE

Il carcinoma orale è, per incidenza tra tutti i tumori maligni, all’ottavo posto negli uomini e all’undicesimo nelle donne. Interessa prevalentemente individui intorno alla V-VI decade di vita, tuttavia, negli ultimi anni l’incidenza in età inferiore ai 50 anni sta aumentando drasticamente. Le precancerosi orali sono alterazioni tissutali che, anche se non presentano caratteristiche biologiche e istologiche tipiche delle neoplasie maligne, possono sviluppare malignità. (Nei tessuti la trasformazione maligna avviene a carico della componente epiteliale.) Possiamo distinguere, in base alla probabilità statistica di degenerazione carcinomatosa tre categorie di lesioni tissutali:

1. Precancerosi potenziali o facoltative: percentuale di modificazione modesta. A tale gruppo appartengono: Leucoplachia, alcune Cheiliti, Lichen orale, Ulcera da decubito, Papilloma, Nevi.

2. Precancerosi vere: notevole possibilità di trasformazione maligna. A tale gruppo appartengono: Candidosi cronica iperplastica, Papillomatosi orale florida.

3. Precancerosi obbligate: in cui l’evoluzione verso la malignità è pressocchè inevitabile, seppure con tempi e modi diversi. A tale gruppo appartengono l’eritroplasia e il morbo di Bowen. Diagnosi, prevenzione e trattamento precoce assumono un ruolo decisivo e centrale nella prognosi e nella terapia della malattia.
 

CARCINOMA ORALE
Il tumore del cavo orale è ancora oggi poco conosciuto dall’opinione pubblica, anche se la sua diffusione lo porta ad essere tra i primi otto nel mondo. Per carcinoma della bocca o carcinoma orale si intendono le neoplasie maligne che originano dall’ epitelio che riveste la cavità orale. Non sono carcinomi, perciò né le neoplasie benigne (papillomi, lipomi, angiomi) né le neoplasie maligne di origine diversa quali i melanomi, i tumori delle ghiandole salivari, sarcomi, che talvolta si presentano in bocca. Il carcinoma orale rappresenta più del 90% di tutte le neoplasie maligne della bocca. Su scala mondiale i tumori del cavo orale insieme a quelli della laringe e della faringe rappresentano il 10% circa di tutte le neoplasie maligne negli uomini e il 4% nelle donne. Colpisce più frequentemente oltre i cinquanta anni di età, prevalentemente nei maschi con un rapporto maschio/ femmina di 2 a1. L’ incidenza in Italia è di 4 casi ogni 100.000 abitanti (quindi 6 casi ogni 100.000 maschi e 2,3 casi ogni 100.000 femmine). L’incidenza aumenta con l’età: è rarissimo nei giovani e raggiunge un picco dopo i 70 anni. L’età media alla diagnosi di un tumore del cavo orale è di 64 anni e il 95% insorge dopo i 40 anni. Per tutti i tumori del cavo orale i principali fattori di rischio sono il fumo di sigaretta, il consumo di alcol e qualunque condizione di traumatismo della superfi cie interna della bocca. Altre cause favorenti possono essere scarsa igiene orale, masticazione di tabacco, errato posizionamento di protesi dentarie mobile (scheletrato e dentiera) che possono creare lesioni da decubito. Per quanto riguarda il tumore del labbro, possibili fattore favorente sono l’esposizione al sole e l’uso della pipa. Lo sviluppo del tumore del cavo orale è strettamente legato allo stile di vita (fumo, alcol , cattiva igiene orale, scorretta alimentazione). Sembra esserci anche un associazione tra cancro orale ed alcuni sottotipi di HPV (Virus del Papilloma Umano).

EVITARE UN RITARDO DIAGNOSTICO
Negli stati avanzati il tumore è caratterizzato da una prognosi infausta: la sopravvivenza a 5 anni e del 38%, mentre negli stati iniziali la sopravvivenza a 5 anni supera il 90%, è quindi importante fare una diagnosi precoce. I ritardi diagnostici dipendono in genere da una sottovalutazione del problema. All’inizio può manifestarsi come una piccola lesione superficiale rossa o bianca (eritroplachia o leucoplachia), o come ulcerazione che non guarisce spontaneamente: se una lesione rimane più di 15 giorni, è prudente sottoporsi a visita medica. Altre volte può presentarsi come lesione infiltrativa nodulare, come ispessimento rilevato sui bordi, che tende ad ulcerarsi superficialmente. La tendenza prevalente è per la crescita invasiva locale, con rapidointeressamento linfonodale, ma bassa frequenza di metastasi a distanza. La lingua è la sede più frequente coinvolta nelle neoplasie del cavo orale: infatti i carcinomi linguali sono il 30% circa di tutti i carcinomi orali. I sintomi più frequenti sono la sensazione di aumento di consistenza della mucosa interessata, successivamente il dolore, inizialmente in forma di bruciore lieve che diventa progressivamente più fastidioso. Col tempo si possono manifestare il rigonfiamento dei linfonodi, difficoltà a deglutire e difficoltà a parlare. Il cancro della bocca se riconosciuto in fase precoce può essere curato con successo con elevate percentuali di guarigione. I principali esami per individuare i tumori del cavo orale, in assenza di sintomi, sono l’ispezione e la palpazione del pavimento della bocca e della lingua. Questo, assieme all’anamnesi, assume un ruolo fondamentale per formulare il sospetto diagnostico e poter eseguire test diagnostici di livello successivo. Ogni lesione sospetta della mucosa (lesioni bianche o rosse che permangono per più di 20 giorni) deve essere sottoposta a pap test (un esame citologico secondo Papa Nicolau )e se dubbio a biopsia col prelievo di una piccola porzione di tessuto.

Esami complementari:

FLUORESCENZA TISSUTALE
Esiste in commercio un’apposita apparecchiatura (VELscope) che permette di visualizzare direttamente la fluorescenza dei tessuti e la perdita di fluorescenza delle cellule alterate. Questo permette di intercettare lesioni che possono non essere viste ad occhio nudo o di migliorare la visualizzazione dei margini di lesioni osservate. La prognosi è mediamente buona, ma è fondamentale la diagnosi precoce. Qualsiasi dolore alla bocca, ferita che non si rimargina o gonfiore persistente, lesione bianca o rossa deve essere esaminato da un medico esperto se rimane per un periodo maggiore ai 15 / 20 giorni. Non ritardare mai la diagnosi con terapie a base di vitamine, collutori antibiotici o altro di durata superiore ai 15 giorni. La terapia per questo tipo di tumore prevede l’utilizzo di chirurgia o radioterapia, a seconda della sede. In relazione alla gravità si prevede anche chemioterapia di supporto.

LA DIAGNOSI PRECOCE SALVA LA VITA

Per superare il problema del ritardo diagnostico sono state proposte diverse tecniche di rapida esecuzione ed a minor tasso di impegno per paziente e odontoiatra allo scopo di poter essere utilizzate come screening. Tra le più promettenti, la citologia esfoliativa nelle sue varie versioni, i coloranti vitali, l’uso di particolari fonti di emissioni luminose in grado di visualizzare zone di mucosa con caratteristiche anomale tramite reazioni di chemioluminescenza o autofl uorescenza e, come sviluppo recente, test salivari e marker molecolari. La fluorescenza è una proprietà tipica di alcune molecole, chiamate fluorofori, in grado di assorbire luce e riemetterla a una lunghezza d’onda maggiore. Nella pratica clinica, i fluorofori esogeni (sostanze fluorescenti somministrate dall’esterno ) si accumulano in specifi ci tessuti o si legano a specifi ci bersagli biologici, mentre i fl uorofori endogeni ( presunti nell’organismo ) sono sostanze fl uorescenti normalmente presenti nei tessuti, che danno luogo al fenomeno dell’autofl uorescenza. Nell’ultimo periodo, in ambito odontostomatologico, sono emerse nuove tecniche basate sulla valutazione dell’autofl uorescenza allo scopo di facilitare la diagnosi precoce di ogni potenziale anomalia della mucosa, soprattutto delle lesioni potenzialmente maligne o cancerose. Dopo la visualizzazione dell’autofl uorescenza attraverso una apposita luce , infatti, la mucosa orale normale appare verde, mentre le lesioni displastiche appaiono scure rispetto al tessuto sano circostante.

 

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